arte digitale: futuropresentepassato
 
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Computer, mouse, software, monitor a cristalli liquidi, hardware, schermi al plasma, stampe lambda, plotter, Adobe Photoshop, Pvc... le parole principali di una nuova tendenza sono ormai lingua comune. Appartengono ad un’evoluzione tecnologica che supporta i percorsi creativi di molti artisti. Insomma, la via digitale appare come l’unica vera novità tra i linguaggi visivi. La sua rivoluzione potremmo paragonarla, con le dovute differenze contestuali, a quanto fece il cinema rispetto alla fotografia. Ma procediamo con ordine. Ben si conoscono le qualità dei tre mezzi storicizzati (pittura, scultura, fotografia), le valenze discontinue del linguaggio dinamico (video) e i valori eterogenei delle formule ambientali (installazioni di varia natura). Questi percorsi procedono in autonomia, spesso si mescolano, talvolta ibridano le proprie forme con le potenzialità elettroniche. Tutti, al dunque, indicano i solidi background di strumenti ormai sedimentati. Solo il computer, in età infantile nel passato decennio, sta oggi assumendo il vigore di un linguaggio maturo. E’ già diventato un efficace strumento espressivo, potenzialmente esteso lungo orizzonti aperti. La sua accessibiltà, lo capirete, implica alcune regole di particolare severità. Non basta la conoscenza tecnica dei software o la disponibilità economica per i migliori apparati hardware. Non basta la furbizia di rilucenti immagini dai connotati pubblicitari. E non basta più il cripticismo che copre l’inconsistenza con l’asetticità emotiva. L’arte, ricordiamolo, chiede linfa rinnovatrice dal proprio presente. Vale da sempre e deve valere oggi. I giorni in corso ci offrono stimoli che non avevamo nei primi anni Novanta. La proposta artistica, e quella italiana lo fa in modi eccellenti, regala continui spiazzamenti per lo sguardo nomade. Credo al computer, alla sua energia iconografica, al modo in cui dialoga con gli altri linguaggi. Credo alle sue valenze manipolatorie, al suo essere un ponte per combinare i linguaggi visivi. E penso che l’arte digitale sia un passaggio fondamentale nel futuro dell’arte in Italia. Perché mi fermo al nostro contesto? Perché abbiamo qualcosa che rende unico il Dna degli autori nostrani. Un’iconografia universale attraversa i secoli italici con immagini pazzesche. Sono visioni che non hanno casualità ma precise ragioni culturali. E allora penso al quadro su tela, alle immagini in proiezione, alle stampe di varia natura, agli schermi al plasma come quadri di domani. E credo che proprio qui stia crescendo la forma più evoluta di arte digitale. Al presente le domande, al domani le risposte adeguate.

Due sono i principali percorsi del computer in area artistica. La Pittura Digitale indica tutte le operazioni in cui le valenze predominanti sottolineano alcuni motivi pittorici. Quindi parliamo di uno mezzo da usare coi valori formulativi degli strumenti manuali. La Fotografia Digitale, al contrario, impone alle attività manipolatorie un approccio di natura fotografica. E quindi predomina il contenuto strutturale della foto con le sue soluzioni. Tra l’una e l’altra via compaiono formule intermedie, tensioni verso il collagismo o la scultura (di cui si parlerà molto per alcune soluzioni tecnologiche), strade che mescolano pittura ed elettronica (la tecnopittura che sta rivitalizzando le tecniche su tela). I temi sono gli stessi di tutti gli altri linguaggi: il corpo, il paesaggio, i feticci, le astrazioni e la vita relazionale. Ma una volta dentro al computer, eccoli cambiare fattezze. Le tematiche

Cosa accade nel mondo che segue l’arte contemporanea? Il pubblico adora le ricerche elettroniche, le nuove generazioni sentono la vitalità del mondo digitale, i riferimenti culturali coincidono coi valori delle teste pensanti. L’arte digitale è vincente per sua natura ed occuperà il centro delle future questioni creative. Il suo unico nemico resta l’ignoranza di chi non affronta il cuore del nuovo. In molti criticano perché attraversano le proposte con superficialità certosina. Scrutano senza entrare nei percorsi, sfiorando le opere coi preconcetti di chi fortifica le false sicurezze.
Un mio collega, parlando con un gallerista vicino all’arte digitale, disse che è folle continuare a proporre opere elettroniche. Come ragione adduceva quanto segue: il mondo internazionale dell’arte privilegia installazioni, fotografie e video; l’arte digitale non è capita da diversi operatori; sillogismo del nostro amico, perché continuate a fare opere al computer? A prescindere dalla poca attenzione rispetto ai percorsi concettuali dietro le stampe, considero gravissimo un atteggiamento simile da parte di un giovane e sveglio (?) operatore. Pensate se i futuristi avessero chiuso coi loro costruttivi deliri in anni di pittura conservatrice. O se Lucio Fontana avesse continuato con la scultura figurativa anziché aprire la tela allo spazio profondo della sintesi scientifica. Ho un sogno che è anche una concreta convinzione: l’arte contemporanea deve sempre rispecchiare le istanze centrali del proprio tempo. Oggi la società chiede velocità, comunicazione aperta e contaminazione globale. L’arte elettronica raccorda questi tre punti lungo progetti che stratificano significati e valori oltre la superficie. Il futuro sarà in una miriade di artisti che dialogheranno con la grammatica speciale del computer. Ci porterà nei risultati eterogenei di uno strumento che viene controllato dalle esigenze specifiche di ognuno.

Computer, mouse, software, monitor a cristalli liquidi, hardware, schermi al plasma, stampe lambda, plotter, Adobe Photoshop, Pvc: conosciamo a fondo queste e tutte le altre parole del mondo elettronico. Ma catturiamone il profondo contenuto oltre la pura terminologia. Evolviamo la cultura senza che la futilità del decorso modaiolo rovini la “classicità” del futuro.