dig.IT.alia |
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.IT come l’Italia che tanto offre alla cultura eclettica, visionaria e rimarginante del contemporaneo più coraggioso. dig.IT.alia parte da una parola aperta. Da un incastro gestibile di vocali, punti e consonanti che ricorda la libertà solo apparente dei codici informatici. Ogni immagine elettronica, per chi non lo sapesse, nasce da sequenze di lettere, numeri e segni. Tutto sembra un gran caos eppure niente è casuale. Spostate un ordine predefinito ed ogni cosa cambierà, non vedrete più l’identità originaria degli elementi. Anche nel titolo potrete leggere la parola per blocchi ma solo se non invertirete le lettere. L’arte digitale è così: rigorosa sotto superfici dalle molte letture, eclettica purché se ne controlli la potenza eccessiva. Dove si avvia la mostra? Dalla precisa volontà di varcare otto soglie tra loro diverse. L’incipit era un’addizione di arte digitale e artisti italiani. Detto ciò, intendevo muovermi tra nomi ormai affermati (ma mai arrivati) e altri che il mercato si appresta ad approfondire. Li lega la qualità del prodotto, la visione a lungo raggio dei cicli tematici, la pulizia di uno stile che non si concede agli effetti gratuiti. Ognuno parte da un’ossessione lenta e preclusiva, un fertile stimolo che segna il battistrada del progetto. Intuizioni estetiche, senso architettonico della costruzione e cultura del colore sono punti imprescindibili per tutti. Da qui si dispiega un percorso dove ogni sguardo impone attenzioni quadruplicate. Giudicate l’arte digitale coi medesimi criteri che usate per la pittura, la fotografia e gli altri linguaggi. Non dimenticando di procedere, adesso più che mai, oltre l’impatto estetico. Il bluff ricorrente, purtroppo, riguarda la falsa profondità nascosta nel fulgore di una bellezza ben truccata. L’arte solo furba non significa arte. L’arte intelligente che sfrutta i modi della comunicazione ci conduce sulla giusta strada. Il grande dilemma, alla fine, si scioglierà a favore di quei pochi che fanno del computer un mezzo necessario, gestito con parsimonia e talento naturale, trattato come produttore di contenuti dentro forme sotto stretto controllo. Due sono i principali percorsi del computer in area artistica. La Pittura Digitale indica le operazioni in cui dominano i termini pittorici della struttura. Qui il mezzo riconduce ai valori formulativi degli strumenti manuali. La Fotografia Digitale, invece, impone all’azione manipolatoria un approccio di natura fotografica. E qui, di conseguenza, predomina il contenuto strutturale dell’immagine meccanica. Tra tali estremi compaiono formule intermedie, tensioni verso il tecnocollage o la scultura, strade che mescolano pittura ed elettronica (come la tecnopittura che sta rivitalizzando le tecniche su tela). I temi sono gli stessi di tutti gli altri linguaggi: il corpo, il paesaggio, i feticci, le astrazioni, la vita relazionale e sociale. Sarà il computer a renderli unici, importanti, a loro modo “rivoluzionari”. Da alcuni decenni conta il “modo” in cui si guardano le cose normali e diffuse. Ne dedurrete che il computer rappresenta l’evoluzione del “modo” nella cultura visiva. L’infinita gamma manipolatoria dei software produce le migliori occasioni per capire meglio il mondo. E adesso appuntatevi otto nomi. I loro immaginari attraversano una buona diversificazione tematica. Si va dal viaggio soggettivo -Gianvenuti, Notte- all’invenzione speculare di un mondo possibile -Marotta/Russo-, dall’esperienza sociale -Fasoli m&m- ai turbamenti di una natura rielaborata -Pareja-, dalla lucida visionarietà globale -Salis/Vitangeli- alla contaminazione mediatica -Basilé, Tubi-... nel vederli capirete come l’arte digitale sa affrontare temi forti con intensità e concentrazione. La sua realtà è il nostro futuro, la sua bellezza è la nostra storia, la sua complessità è la nostra memoria. Matteo Basilé fonde i volti della contemporaneità con oggetti, feticci, loghi, codici e segni simbolici. Crea un composto visivo che rappresenta la sottile contaminazione tra mezzi mediatici e mondo fisico, sogno e iperrealtà, superfici complesse e profondità superficiali. I suoi ritratti, dai quadri fino ai video, hanno dato nuova linfa all’arte italiana. Fasoli m&m partono dalle esperienze umane per costruire i propri cicli digitali. Vivono i luoghi e le persone in prima linea, scattano fotografie come resoconto e poi passano alla manipolazione elettronica. Il loro è un viaggio tra bellezza, antropologia e interpretazione intima della vita. L’uomo e la città vengono descritti con innesti che solo il computer permette. Alessandro Gianvenuti ha fatto del proprio corpo un campo malleabile di analisi profonda. Lo spezzetta sotto lo scanner, ne prende singoli pezzi e li ridipinge col software. La perfezione di stampa, i materiali scelti e le anomalie visive producono quadri introspettivi e spiazzanti, sentitamente “classici” nella loro attualità tecnologica. Stefano Marotta-Roberto Russo lavorano ad un viaggio conoscitivo che parte dagli “avatar”. Si tratta del corpo sintetico ritrovabile nell’immaginario informatico, una sorta di guida umanizzata dentro i circuiti elettronici. Una di loro, Lexus, è la protagonista del progetto. L’identità del corpo vero/falso entra così nei processi cerebrali dell’arte e disvela nuove prospettive. Caterina Notte usa se stessa per studiarsi, trovare emozioni anomale, scovare zone di intensità esistenziale. L’artista mette pelle nuda, movimenti e smorfie dentro astrazioni di natura cosmica. Il suo viaggio rende il corpo una geografia montagnosa dalle molte sorprese radiografiche. Le emozioni primordiali di una genesi ritrovata sono nel Dna di ogni immagine finale. Rafael Pareja disegna al computer i suoi esseri mutanti, quegli strani ibridi animaleschi che confondono la nostra percezione della natura. Col suo tratto da disegnatore svela l’anima più asciutta del computer. E sottolinea la bellezza di una tecnologia acida, postgraffitista eppure “leonardesca” nello spirito. L’interpretazione cerebrale regola le zoografie di Pareja. Giovanna Salis-Massimo Vitangeli varcano la soglia del macromondo e pianificano un viaggio attorno al nostro pianeta. Mappano la geografia da astronomi ma osservano come fossero due alieni. Al corpo terrestre aggiungono alcuni codici simbolici che spiazzano la natura dello sguardo. Giuseppe Tubi non esiste se non come presenza informatica. Il suo nome nasconde uno dei più radicali incastri tra arte, tecnologia e identità. I quadri sono virus che hanno perfezione pittorica, dinamismo fotografico e finzione filmica. Le sue visioni mettono gli ideali futuristi nel presente elettronico. Il climax delle immagini si sedimenterà nello sguardo in modo indelebile.
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