C'era una volta... |
||
|---|---|---|
| testo catalogo | ||
C’era una volta una grande azienda con un innovativo posizionamento globale. Varcavi la porta rossa che conduceva nel suo corpo vivo, dentro giganteschi spazi in cui gli ingredienti del reale diventavano particelle galleggianti di una megalitica piattaforma web. Camminavi nei suoi spazi tra meccaniche terrene e alchimie entropiche, in mezzo alle molte persone che muovevano merci destinate ad un sublime destino: quello del feticcio, dell’oggetto che migliorava, e ancora migliora, lo status del nostro quotidiano. Continuavi ad orientarti seguendo il ciclo degli oggetti, fino al varco oscuro che rivelava gli studi fotografici, molteplici set in cui oltre venti fotografi imprimevano una vita virtuale alla fisicità sensoriale delle forme. C’erano una volta, dentro anfratti giustamente poco luminosi, i ragazzi e le ragazze che ogni giorno offrivano una luce visuale ai volumi da fissare dentro l’obiettivo. Professionisti creativi che sublimavano l’inanimato attraverso un occhio oggettivo ma non completamente meccanizzato, come se un piccolo frammento soggettivo permanesse su ogni vestito, accessorio, oggetto di design… Parlavi con loro e osservandoli avevi una conferma: che ogni scatto, per quanto tecnologico fino al midollo elettronico, prevedeva sempre la carne del dito, la retina dell’occhio, il sudore e tutte le magie che solo la vita trasmette ad una macchina. Parlavi, parlavi ed entravi nel piccolo e bellissimo mondo che ognuno di loro lasciava fuori dalla fatidica porta rossa. Intrufolavo la vista dentro quel deposito interiore e scoprivo i loro scatti privati, le ricerche, i reportage, i tentativi talvolta maldestri, altre volte già maturi, spesso a rivelare energia interiore, grinta, spirito coraggioso. Portavi a galla immagini che erano comunque immaginari, tasselli personali in cui risultava ancor più denso l’odore della carne, l’umido del sudore, la sensualità crudele della natura. C’era una volta questo luogo magico che sembrava un corpo umano in piena attività, dislocato dal cervello ai piedi con la giusta distribuzione di mansioni tra organi in sequenza. Un posto dove lo sguardo perdeva i perimetri e poteva scrutare le persone al lavoro, le scatole, le cataste, i macchinari… finché di nuovo, improvvisa e spiazzante, la porta rossa sbucava davanti a te. Metafisica e onnipresente. Da lontano leggo così: Are’c anu atlov anu ednarg adneiza id emon XOOY… Adesso capisco meglio, mi trovo ancora nel bosco delle piccole e grandi meraviglie, tra alberi che sembrano magrissimi soldati senza armi, guardiani che tutelano la vita delle immagini con le loro chimere interne. Una volta varcata la porta rossa cambiano le normali relazioni tra spazio e tempo, le inversioni e le invenzioni diventano norma, gli estremismi dello sguardo si placano nel loro habitat ideale. Ecco perché gli spazi aziendali e il bosco vivono sulla medesima lunghezza d’onda cerebrale. Sto scrivendo mentre cammino tra gli spazi del deposito, il labirinto del bosco e… si aggiungono lo studio milanese di Alberto Biagetti, il mio studio romano, luoghi che mi ricordano alcune foto esposte, qualche altro luogo che non riconosco. Passo da una foto all’altra, da un autore all’altro, da una didascalia all’altra e scorro lungo immagini fotografiche che animano il bosco delle nostre meraviglie. Anche i fotografi devono aver pensato di prestare il proprio sguardo alla visione onirica, al di sotto o al di sopra del reale, sempre un pochino verso la memoria o la veggenza. Il bello degli sguardi più surreali è che agiscono sfalsati rispetto all’accadimento banalmente “normale”. O forse tutto sta nel tarare la memoria sulla soglia tra anormale e normale. L’arte ci aiuta ancora una volta a capire il senso, la sensualità e la sensazione di quella soglia misteriosa. Il limite dentro l’opera non esiste, soltanto l’artista stabilisce dove e quando fermare la sua apertura al mistero, alla bellezza, alla potenza delle forme reali. Gli autori qui nel bosco hanno raccontato scarpe e piedi femminili, corpi solitari, interazioni di varia natura, sesso e sessualità, comunità, luoghi, spazi esterni ma anche interni, oggetti e feticci… un viaggio nella vita che ci segue fuori dal bosco, tra le giungle del quotidiano, nelle molteplici avventure che ognuno si porta dentro. Il bosco rianima i nostri sensi attraverso la lezione silenziosa degli immaginari al lavoro. Rivediamo meglio la forma dei nostri pensieri, diamo corpo al desiderio e alle impressioni, varchiamo strade che le opere hanno aperto per gli sguardi reattivi. La fotografia, ancora una volta, supera il reale attraverso il reale. C’era una volta… un’azienda che c’è. Ci sarà un giorno…
|