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Ritenete la formula delle feste dell'Arte, dei festival, delle Fiere o della Rete tra operatori e/o gallerie sia ancora utile concretamente per l'arte contemporanea e adatta a stimolare la consapevolezza del pubblico? Possono servire nel momento in cui creano coesione tra le qualità in campo, assolvendo ad una funzione propositiva ma anche informativa e didattica. La dispersione non serve a nulla, bisogna che l’eccesso di proposta diventi più omogeneo e rafforzi quegli eventi con maggiori potenzialità. Pensate che Roma possa competere sul piano del Sistema e del Mercato dell'Arte Contemporanea con realtà strutturate come Milano, Londra, per non dire New York, o con il fenomeno Cindia? In questo momento non si può certo parlare di competitività sullo stesso piano. Sono troppo elevati i capitali che si investono in alcuni paesi stranieri, distribuiti con raziocinio e rigorosa gestione qualitativa. Nel nostro caso, poi, abbiamo un sistema industriale e istituzionale che da poco sta puntando sul contemporaneo, pagando gravi ritardi e accelerazioni ancora deboli. Se no: cosa manca davvero a Roma per essere all'avanguardia e competitiva sul piano della creatività contemporanea e del suo reale inserimento nel sistema e del mercato dell'arte? Manca un network di sintesi che sappia cogliere la vera qualità e renderla competitiva con operazioni strategiche dalla ricaduta mondiale. Giudicate necessaria la presenza di un'Art Fair nella Capitale? Una fiera a Roma non è solo necessaria ma obbligatoria. Roma è la Capitale ed è una delle città col più alto appeal turistico al mondo. Non “usare” la città per una fiera di elevato livello sarebbe stupido e masochistico. Fondamentale, però, che il livello sia molto alto. La medietà non si addice alla crescita di un contesto difficile. Le tensioni Bologna-Milano-Torino-Roma relativa alla presenza di Fiere, o Roma-Venezia per il Cinema, è specchio di positiva concorrenza o campanilismi che tradiscono la paura di perdere primati, quindi in qualche modo rivelano una debolezza del/del mercato dell'arte? Bisogna ridurre il numero di fiere e concentrare le forze su due, massimo tre fiere nazionali che dialoghino e creino una sorta di macro fiera italiana. Immagino un ipotetico consorzio che sappia dividere le competenze e rafforzare l’intero settore sui punti di comune interesse. Ritenete adeguata, laddove presente, la collaborazione tra pubblico e privato e possibile che sia concretizzata in maniera fertile e limpida? Necessaria e indispensabile. Ritenete utile o preoccupante la presenza della politica nelle nomine legate ai Beni Culturali? E’ un argomento complesso che avrebbe bisogno di un ampio dibattito sui confini dell’etica. In generale guardo alla qualità dei singoli e non al retroscena dei meccanismi che portano ad una nomina. Come direbbe qualcuno, non mi interessa il partito ma le idee di colui che propone un passaggio in avanti. Pensate, in generale, che in campo culturale sia auspicabile un'autonomia totale dall'attenzione partitica e da interventi statali o, al contrario, che questo possa aiutare il sistema culturale? Dipende. La politica attuale non ha gli strumenti per capire a fondo la contemporaneità, quindi tende a sbagliare per presunzione e ignoranza. Se invece la politica si affidasse a consulenti e figure di reale eccellenza, penso che tutti ne guadagneremmo, compresa la stessa classe politica. Avete fiducia negli interventi e nei programmi istituzionali che riguardano la "materia contemporanea"? Anche qui non si può generalizzare. Il problema va studiato caso per caso. Il governo in carica, ad esempio, sta dimostrando una certa sensibilità per il dialogo e le proposte motivate. Per fare un esempio diretto, sono stato tra i protagonisti nel protocollo d’intesa tra Premio Terna e il Ministero dei Beni Culturali, a conferma di un’apertura che pone basi interessanti per il prossimo futuro. Stimate l'arte contemporanea così incomprensibile al pubblico e, quindi, così poco amata e lontana dalla società? Assolutamente no, è solo questione di metodo negli approcci informativi e didattici. Se usi il giusto linguaggio puoi rivelare ciò che la gente vorrebbe scoprire e spesso non riesce a captare per mancanza di giusti strumenti. Se no: tratteggiatene il suo stato attuale all'interno della collettività e date un parere su quanto, al contrario, altri autorevoli voci (il Ministro Sandro Bondi, per esempio) hanno invece affermato. Con Premio Terna siamo stati i primi a realizzare un sondaggio sulla percezione degli italiani rispetto all’arte contemporanea. Sono usciti fuori dei dati incoraggianti, soprattutto nel numero di persone che hanno curiosità e voglia di scoperta. Se la qualità culturale si trasfomerà in un modello consuetudinario, vedrete che tutto crescerà attorno all’arte contemporanea.
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