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Trattandosi di un’Istituzione così remota, così attuale, così prolifica ed ambita, occasione di raffronti e di incontri per gli artisti, di scoperte e di consapevolezze ulteriori per un ampliamento di prospettive, l’universo dei premi d’arte è un universo in costante e fervente crescita. Quale ruolo effettivo riveste nel sistema dell’arte contemporanea? Un Premio per l’arte contemporanea rappresenta, per le sue potenzialità ancora inespresse, una delle piattaforme culturali più elastiche del presente. E non parlo del semplice concorso ma di come il Premio possa trasformarsi in un sistema olistico di piattaforme dialoganti, un motore con funzioni multiple lungo i quattro aspetti fondamentali della cultura: ideazione, produzione, organizzazione, distribuzione.

In generale quali scelte sono realmente in grado di sostenere, supportare, divulgare l’arte e i suoi artefici? E quali gli aspetti da affinare? Cosa cambierebbe nel meccanismo dei premi d’arte in Italia? Di cosa si avverte reale necessita’? I cambiamenti che auspico li sperimento nel mio lavoro curatoriale di tutti i giorni, rischiando con moduli che finora mancavano. Non bisogna mai adagiarsi alle consuetudini ma varcare l’alternativa necessaria, il lato nascosto delle cose, l’inaspettato e l’insospettabile. La progettualità organizzativa ha bisogno di non ripetere passivamente certi moduli ma di ricrearli sul filo della giusta memoria. Consapevolezza del passato, senso del presente, attitudine per il futuro.

In che direzione deve procedere a suo parere il sistema dei premi per divenire una vera occasione di dibattito, di presa di posizione cultural-sociale? La via intraprese col Premio Terna è il modo più innovativo? Penso che l’innovazione debba passare, oggi più che mai, per un preciso legame tra necessità, comunicazione e contenuto etico. Le necessità chiedono progetti sensati su manchevolezze da colmare. La comunicazione deve integrarsi empaticamente col progetto sensato. Tutto questo non dimenticando la valenza morale e le ricadute etiche di quanto si sta compiendo.

Quali reali vantaggi per gli artisti vincitori ha riscontrato nelle edizioni dei premi cui ha preso parte attiva? Circolazione del proprio lavoro tra gli addetti, scambio di idee e conoscenze, nuovi legami tra singoli artisti, nascita di realtà progettuali… Penso al Premio Celeste e alle decine di artisti che ho visto nascere col concorso e poi crescere negli anni successivi. In particolare mi riferisco al progetto “C Studios” che ho ideato assieme a Steven Music, titolare del Premio Celeste: si tratta di gallerie virtuali in cui poter mostrare il proprio lavoro dentro un circuito connesso e dialogante, un modo molto pratico per artisti, curatori, giornalisti, uffici stampa di alimentare il sistema.

Il luogo dell'artista contemporaneo in Italia sembra esser divenuto quello dei premi e dei concorsi artistici, in cui ad emergere e a dover emergere pertanto è l’artista, non l’opera. Cosicché il premio sta all’artista come le sedi espositive stanno all’arte. Secondo Lei, la carriera di un artista può decollare o essere messa in luce partendo da un premio artistico – che spesso funge da benchmark culturale e, nel caso di riconoscimenti molto celebri, da segnale per il mercato? La partecipazione a premi insomma e’ determinante per i curriculum degli artisti, permette loro di confrontarsi in modo costruttivo con colleghi, modificare e arricchire la loro ricerca? Oppure il premio sembra essere un attestato della carriera e poco piu’? Dipende tutto dal tipo di Premio. Ci sono concorsi che sottolineano una carriera delineata, fungendo da evidenziatore istituzionale; altri concorsi che partono dal basso, fungendo invece da acceleratore aperto; altri concorsi, infine, si muovono su ibridazioni tra alto e basso, alla ricerca di ulteriori aperture e possibili incroci tra livelli.

Dalle interviste che ho rivolto ad alcuni artisti vincitori e’ emerso che il premio è quel classico “trampolino di lancio”, occasione propizia ad acquisire ammirazione ed autonomia al cospetto di una giuria di esperti, luogo di incontri curiosi, fucina di agganci ed inviti successivi, ma sta all’artista avere l’abilità e la volontà di spendersi con impegno per far sì che esso costituisca il punto di partenza di una carriera in costante ascesa. In qualita’ di critico d’arte e curatore di molteplici premi cosa ne pensa? Partiamo da questo principio: l’arte è un linguaggio creativo che vive dentro un sistema organizzato in cui il mercato gioca un ruolo fondamentale. L’arte è un’attitudine che diventa professione, una dimensione creativa che trasferisce l’esperienza individuale in un sistema complesso di circuitazione delle opere. Arrivo al punto: perchè un artista non dovrebbe usare le armi che offre una società mediatica? Sappiamo tutti che non basta un’opera di qualità, che le proposte sono troppe rispetto al mercato, che genio e sregolatezza affogano nel calligrafismo popolare… Il progetto pragmatico e ben organizzato attorno ad un’opera appartiene oggi all’opera stessa, ne completa il senso portandoci oltre la sua pura sensualità.

Premiare arte innovativa e contemporanea, lungi da contaminazioni di fasi artistiche consegnate alla storia: questo l’imperativo di ogni premiazione. Il vero senso dell’attività dei premi consiste nell’accendere luci durature sulla personalità degli artisti, tali da farli scorgere all’opinione pubblica internazionale che ama l’arte. Affinche’ l’arte contemporanea meritevole possa essere riconosciuta e accreditata dalla cittadinanza, sarebbe idoneo che i premi fossero patrocinati dagli assessorati alla cultura (regionali/provinciali/comunali). Tuttavia spesso le amministrazioni pubbliche si mostrano restie, titubanti, scettiche. Dalla sua esperienza come crede possano essere sensibilizzate e possa essere modificato il loro atteggiamento? Le amministrazioni devono sentire l’urlo di interessi concreti dietro il sibilo profondo della qualità culturale. Si dovrebbe proporre un qualcosa che unisca gli interessi comuni in una chiave limpida per entrambi. Non è assolutamente facile, sia chiaro, visto il poco coraggio che molte istituzioni italiane dimostrano. Anche perchè venire incontro alle amministrazioni non significa derogare alla qualità complessiva di un progetto culturale. Più che cercare di cambiare radicalmente l’atteggiamento di un assessore, meglio rivolgersi ad altri assessori più illuminati. Questo è il primo e utile consiglio.

Il Premio e’ un’Istituzione in grado di compendiare economia dell’arte, problematiche politico-sociali ed etico-ambientali, riconoscimento sociale del ruolo e del lavoro dell’artista, mondo della comunicazione, tendenze dell’attuale artistico e in grado di far gravitare attorno alle istituzioni promotrici tantissime figure esterne: giornalisti o singoli esperti, curatori, Ministeri, enti locali e regionali, amministrazioni pubbliche, istituzioni culturali, fondazioni, gallerie, collezionisti, aziende, fiere, sponsor aziendali, sponsor tecnici, editori, personalità politiche legate al territorio del Premio etc. Crede sia in seguito possibile avviare un sodalizio fra gli enti ideatori e promotori del premio e l’artista, affinché questi possa proseguire a livello iconografico nella mission dell’istituzione e creare sinergie durature fra i diversi professionisti per pensare l’arte come un individuo da far crescere, perfezionare, sviluppare? Deve essere una missione fondamentale di qualsiasi Premio. Con Terna lo stiamo facendo dal primo giorno: ricerche, indagini, borse di studio, convegni, incontri, sponsorship mirate, produzioni, questo ed altro per alimentare quel fatidico dialogo tra piattaforme.

Ritiene che questa unione di saperi e aree operative sia un’utile strategia per comunicare, divulgare, sensibilizzare all’arte e far si’ che essa adempia una funzione etica e non puramente estetica, qual era in origine? Non concepisco l’arte che si distanzia dai solidi contenuti, dal valore morale, dal rigore etico e concettuale. Sono un amante del pop e vi trovo enormi margini di radicalismo morale. Così come sento il valore profondo degli artisti estremi, di coloro che hanno reso la visione un proiettile ad altissima penetrazione. Come si può parlare di arte contemporanea se tutto ruota attorno alla pura forma? Non dimentichiamo mai che l’opera, prima di sensibilizzare, deve destabilizzare.

Ritiene essere piu’ utili premi a tema o a libero soggetto? Dipende dal caso specifico. Fondamentale che il premio non sia un concentrato di vaghezza e apertura senza limiti, ci perderebbe la personalità del premio stesso. Il perimetro contestuale è necessario ma non riguarda per forza il tema, può riguardare un contesto geografico o ambientale, uno o più linguaggi, una dimensione morale. Di certo non si deve vincolare l’artista ad una forzatura didascalica, altrimenti entriamo nei progetti interni con cui le aziende supportano il proprio brand. Faccio l’esempio di Terna: abbiamo scelto una frase che identifica un tema sinergico all’azienda ma assolutamente aperto, interpretabile con un ventaglio sconfinato di possibilità espressive. Il tema identifica una chiave filosofica che tocca da vicino Terna ma che riguarda le urgenze di tutti noi, la prospettiva del futuro e la consapevolezza di una seria riflessione.

Come ritiene debba muoversi l’arte italiana per entrare con forza e discrezione nel circuito artistico internazionale oggi? Siamo il Paese-culla dell’arte rinascimentale. Pensa sia possibile riqualificare la nostra arte anche attraverso la dinamica dei premi? Il Premio contribuisce al circuito organizzativo delle idee artistiche. E’ una delle pedine necessarie ma solo se dialoga con gli altri elementi di questo sistema.

Il numero dei premi in Italia è molto elevato e corrisponde, in generale, alla volontà di istituzioni museali, collezionisti, fondazioni, associazioni e aziende private di sostenere i giovani artisti in un mercato insufficientemente agevolato. Tuttavia lo scenario dei premi italiani è frammentato e il loro effetto, in termini di visibilità dell’artista, inevitabilmente ridotto. Quali ritiene siano, oltre a quelli in cui e’ Lei ampiamente inserito, i premi in Italia funzionali a promuovere e accrescere la notorietà dell’artista (se giovane), generare una piattaforma globale dell’arte, tale da inserire l’artista italiano nel circuito internazionale e farlo assurgere, se talentuoso e affermato a livello nazionale, ai livelli di grandi artisti contemporanei esteri? Mi piace la fisionomia del Premio Furla, progetto solido che negli anni ha premiato alcuni artisti di qualità internazionale. Trovo valido il Premio Cairo per il suo scandaglio coerente sui temi della figurazione italiana, in linea con quanto ho fatto negli anni col Premio Celeste. Mi piaceva il modo in cui era nato il Premio New York, così come mi piaceva la prima edizione del Premio Monza Serrone (a cui ho partecipato nella fase ideativa e curatoriale). Poi ci sono premi più piccoli, meno eclatanti ma intelligenti nel modo di collocarsi dentro un mercato dispersivo e non sempre qualitativo.

L'arte e’, come la religione e la filosofia, nella coscienza stessa degli uomini, un'attività spontanea. Quali proposte avanzerebbe per creare un dialogo concreto fra arte e città, offrire gli spazi urbani alle contaminazioni artistiche e portare l’arte in spazi istituzionali pubblici, sensibili all’arte ed esterni ai tradizionali luoghi dove l’arte si respira? Ho molte idee in proposito e cerco di sperimentarle in prima persona (motivo per cui non amo raccontarle se sono in fase progettuale). Ad unirle è sempre la voglia di far dialogare mondi solo in apparenza lontani, scovando sinergie tra contesti differenti. Unire mondi lontani deve essere il punto di partenza.

La collaborazione fra imprese (partner e sponsor dei premi) e arte nel XXI secolo diviene decisiva e necessaria. L’impresa integra l’arte che se non fosse sostenuta da adeguati sussidi difficilmente potrebbe continuare a vivere e far sognare. Dal versante opposto l’arte integra e rende più efficaci i processi di management, costituisce un’importante risorsa per una revisione approfondita e aggiornata della mission aziendale, ne aumenta la velocità di comprensione della realtà. Ci sono quei beni dell’impresa, i cosiddetti beni intangibili, quali le conoscenze, i valori, le esperienze, le relazioni, le emozioni, la cui importanza oggi si mostra superiore a quella dei beni materiali. L’arte, diffusa negli spazi aziendali e valorizzata, non solo come elemento di status o di ornamento, irrobustisce la condivisione di tali beni, per loro natura fluidi ed evanescenti, attraverso una consapevolezza continuamente rinnovata dall’accostamento immediato alle opere e da un processo spontaneo ed originale di ristrutturazione del pensiero.
L’artista e la sua opera fungono, perciò, da catalizzatori e mediatori dei processi connessi con l’innovazione. In che modo, quindi, tramite i premi potrebbe venire incentivata tale cooperazione?
Nei modi stabiliti da ogni singola azienda. Non esiste una regola ma un modus relativo che riguarda l’etica strategica del brand. Di certo l’arte contemporanea è un bel modo per far penetrare le idee nei processi aziendali, lavorando sui canali interstiziali, nelle pieghe più o meno evidenti che un sistema aziendale offre. Il futuro della cultura passerà sempre di più nel potenziale economico delle imprese private.

Quanto crede possano incidere partnership, sponsorship di aziende-fondazioni-enti avulsi dal contesto artistico affinche’ l’eccellenza dell’arte italiana - o quantomeno quella che si e’ reputata essere tale - possa propagarsi ai diversi livelli della popolazione e concorrere a determinare le condizioni per uno sviluppo della societa’ sotto il profilo ambientale, economico, culturale, politico, identitario etc? E quanto crede possa l’arte servire l’impresa negli aspetti di immagine, profitto ed evoluzione? Un singolo Premio non può caricarsi il peso di un Paese e trasportarlo nel mondo senza aiuti esterni. Serve il network reale, la connessione dialettica tra le pedine in ballo. Senza network morirebbero la stessa Biennale e i grandi musei. Bisogna parlare di arte contemporanea con la professionale apertura che hanno il cinema e il design, linguaggi sofisticati con molteplici livelli d’analisi. Spesso l’arte contemporanea perde contatto coi livelli elementari di informazione e conoscenza, parlando una lingua esclusiva e preclusiva. Le arti visive devono diventare inclusive e partecipative.

Ancora, se una volta i concorsi d’arte erano al servizio dell’arte, ora il rischio in cui si incorre e’ che servano prima il contenuto - la societa’ o la struttura che li promuove - che l’artista. A cosa crede condurra’ questa tendenza? Non vedo il prevalere di questa tendenza, al contrario mi sembra che gli artisti bravi mantengano la propria autonomia creativa in ogni occasione. Un artista di qualità ha sempre bisogno di mettersi alla prova con situazioni anomale: era così nel Cinquecento e nel Seicento, perchè dovrebbe cambiare nell’era del libero mercato e della velocità tecnologica?

In una certa misura le mostre espositive correlate ai premi adempiono la definizione di Museo dell’ICOM poiche’ conservano, comunicano ed espongono a fini di studio, educazione e diletto le testimonianze materiali dell’umanità. Proprio in questa direzione si muovono il Premio Ecoart con la mostra finale e l’iniziativa sociale a cui veranno devoluti i 70,000 euro del primo premio TERAWATT. Come giudica la portata di questi eventi collaterali? Puo’ gia’ accennare in cosa consistera’ l’iniziativa sociale cui si fa cenno? Non limitare un premio al puro concorso è una necessità per l’evoluzione matura del progetto. Ecoart è la dimostrazione che anche con pochissime risorse iniziali si può definire la propria personalità in maniera concreta.

Soggiorni, residenze d’artista e borse di studio in strutture accademiche estere (in piena linea col Premio Terna, ad esempio), esposizioni correlate al premio in ambienti artistici altri da quelli in cui esso e’ nato e si e’ sviluppato, cosi’ da favorire il confronto fra l’artista premiato ed istituzioni estere, nuovi movimenti, gruppi, tendenze, stili e formae mentis ed accreditare – direttamente o indirettamente - la ricerca artistica, così da assecondare il dialogo con curatori e direttori di musei ed innescare collaborazioni e progetti per personali e/o collettive. Dalla sua esperienza giudica meglio premi in denaro, che lasciano l’artista libero di scegliere come spenderli, o borse di studio, residenza d’artista e soggiorni all’estero? Fondamentale che ci sia una qualche concretezza materiale per l’artista, uno stimolo pratico che lo aiuti mentalmente a dare il meglio. Da qui si devono aggiungere aspetti ulteriori che qualifichino il Premio nella sua personalità territoriale e contestuale.

In Italia sembra intravedersi una sorta di competizione ad oltranza fra alcuni artisti che passano da un premio all'altro, da un bando all'altro, mettendo in atto una forma sofisticata di carriera da premio. Questo sembra essere un problema di molti premi d’arte in Italia che si consumano al loro interno, senza tessere relazioni o tramare reti di contatto con istituzioni o progetti esterni. La scelta del voto online (es. di Premio Terna e Premio Celeste) esprime forse l’intenzione di arginare questa critica, di coinvolgere l’intera comunita’ e la sua capacita’ di ascolto visivo, di concepire premiazioni piu’ eque? Il rischio non e’ quello di abbassare professionalita’ e competenza critica? Oppure nelle edizioni precedenti ha appurato una certa corrispondenza fra il giudizio del pubblico e quello dei comitati di selezione e premiazione? Il voto online crea ancora molti problemi qualitativi ma non si può non tenerne conto. La discrepanza coi voti delle giurie tecniche è ancora netta, anche se l’affinamento di alcune tecnologie ci evita tante furberie che alcuni artistucoli usano come arma di votazione. Tutto dipende dall’approccio che hanno le persone nei confronti del web, bisogna far capire quanto sia importante la democraticità del voto anche nei temi della cultura alta. I primi a non capirlo sono gli stessi artisti, spesso troppo arroccati nella difesa del microterritorio.

Lei ha concepito il Premio Terna come una piattaforma culturale, non un mero premio. Cosa crede manchi al sistema dei premi d’arte in Italia per essere divulgati ed oggetto di interesse nazionale al pari di premi in altre discipline come Premio Nobel per la Letteratura, Premio del Festival del Cinema di Venezia etc...?
Esistono, si, la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma ma si tratta di Istituzioni concepite alla nascita come occasioni di premiazione, che ora hanno abbandonato il concetto proprio di concorso divenendo mere esposizioni d’arte selezionata. Biennale e Quadriennale sono due piattaforme culturali che assolvono a funzioni molteplici. Muoversi come sta facendo Premio Terna mi sembra la giusta via per potenziare il brand attraverso un paziente e continuativo lavoro capillare.

Il Premio Terna ammonta ad un importo altissimo, vanta una giuria eterogenea quanto a professioni di provenienza, cerca di rivolgersi a diversi target d’artisti per favorire emergenti e non, punta a devolvere la maggior percentuale dell’importo del primo premio TERAWATT ad un’iniziativa sociale, garantisce borse di studio all’estero ed in Italia...Desta perplessita’ tuttavia la possibilita’ di stimare le opere finaliste da semplici fotografie digitali inviate...come crede si possa superare questa ovvia difficolta’ di carattere logistico-gestionale? Si cerca di bilanciare le difficoltà logistiche de giurati con il potenziale tecnologico e la visione dell’opera dal vivo. Non è facile arrivare ad un’unica soluzione condivisa, ci sono casi specifici da valutare ogni volta. Di fatto, la tecnologia ormai elevata ci permette di sopperire ad alcune manchevolezze sensoriali, offrendo strumenti visivi molto vicini alla natura primigenia dell’opera.

Ritiene che il Premio Terna, il Premio Ecoart abbiano tutte le carte per giocare sul tavolo della sociopolitica italiana? L’obiettivo in atto è quello di creare continui dialoghi con le istituzioni, captando le loro esigenze in relazione alle nostre. Speriamo che ciò avvenga sempre di più e sempre meglio.

In un momento storico tanto critico mi domando se l’importo dei premi non possa essere destinato a progetti di riqualificazione urbana legata all’ente di promozione o ai partners dell’iniziativa, rafforzando l’impegno di responsabilita’ sociale? Può essere una delle chiavi da considerare ma sempre dove la cosa abbia un senso col progetto specifico. Nulla deve mai cadere dal cielo come un organismo alieno, slegato dal contesto.

In ultimo: accanto alle fiere, al moltiplicarsi di gallerie, art events, biennali, quale ruolo e quale plusvalore rivestono i premi nel panorama artistico e quali difficolta’ si riscontrano per lo piu’ nel distinguere l’arte valida, ricca di significato e forza comunicativa? Ad ogni Premio la risposta a questa domanda.