juliet #2 |
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Nel pianificare l’attività espositiva per la Fondazione Rocco Guglielmo di Catanzaro devi tenere conto anche della situazione culturale del luogo? Assolutamente sì, è un dovere etico creare circolazione culturale tra un progetto e il suo naturale contesto d’appartenenza. In particolare, poi, se si tratta di territori complessi come nel caso della Calabria, diventa preponderante un approccio dialettico con le realtà oggettive del luogo. Nel farlo stiamo cercando di evidenziare le qualità preesistenti, creando alleanze e strategie con ambienti universitari, associazioni e gruppi che operano sulla creatività in modo pregevole. Al contempo, vorremmo diventare un radar ambientale che rivelerà qualità nascoste da alimentare. Ma qual è il tuo orientamento estetico in rapporto all’incarico ricevuto? L’orientamento estetico risponde, in maniera organica, ad un approccio di contenuti e idee che costruiranno, nell’arco degli anni, l’identità multiforme della Fondazione. L’atteggiamento è di certo affine alle mie attitudini e a quelle di Rocco Guglielmo: entrambi cerchiamo il valore dei contenuti dentro una figurazione intensa, ricca di memorie e qualità sperimentale, capace di mescolare le energie del presente con le fondamenta del necessario passato. I creativi e gli intellettuali dovrebbero trattare anche tematiche riferite alle problematiche del presente per partecipare responsabilmente alla costruzione di un mondo migliore, oppure limitarsi a fare l’arte per l’arte producendo lavori contemplativi, autoreferenziali, neutrali o addirittura evasivi? Mi fai una domanda che è il principale punto interrogativo di questi ultimi decenni, di certo il cuore etico su cui occorre riflettere con maggior attenzione analitica. Penso che l’arte sia naturalmente connessa ai nodi del proprio tempo, altrimenti cadrebbe nei principi delle arti applicate, in generale degli approcci copiativi e formalmente decorativi. Al contempo, visto il suo termine “arte visiva”, il contenuto implica un approccio estetico che tiene dentro personalità, risoluzione iconografica e universalità dei codici semantici. La contemplazione deve esserci ma attraverso lavori densi di significato, capaci di aprire interrogativi prima e dopo la contemplazione. Ritieni che attualmente da parte degli intellettuali vi sia un impegno etico-civile sufficiente? Ritengo che l’intellettuale sia ancora una figura necessaria nel sistema civile di un Paese. Oggi più che mai, visto l’impatto delle nuove tecnologie che danno alle persone un’autosufficienza apparente, l’intellettuale serve per guidare le scelte morali, per applicare il modello evolutivo ai valori fondanti. Purtroppo il peso mediatico degli intellettuali è sceso vertiginosamente e la colpa penso sia degli stessi pensatori, ancorati a vecchi sistemi accademici e a obsoleti modelli dialettici. Va ripensata la figura in una relazione empatica coi nuovi media, dentro nuovi modi linguistici e comunicativi. In sintesi, come giudichi la politica culturale del nostro Paese? Preferisco parlare ditennis e della grande scuola femminile, Flavia Pennetta e Francesca Schiavone in testa; di Valentino Rossi e dell’esperienza con Ducati; di calcio con la nazionale inrinnovamento sotto la guida Prandelli… evitiamo di parlare della politica culturale del nostro Paese, meglio tacere su quanto avvenuto con l’ultima Finanziaria che hadistrutto le politiche culturali dei Comuni, di molte esperienze d’eccellenza, di musei
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