il sole 24 ore |
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Come si sta caratterizzando l'andamento del mercato in città: si vende? quanto? la crisi economica ha influito? La situazione del mercato artistico risente della pesante crisi internazionale che ha investito i mercati finanziari. Detto ciò, la caduta delle vendite ha ridato una certa normalità al meccanismo dei valori (realistici) attorno alle opere. A Roma l’arte contemporanea sta crescendo per qualità e network, nascono diversi giovani collezionisti nella fetta che va dai 40 ai 50 anni, la più interessante e vitale per lo spirito con cui si avvicina all’opera. Sono loro che puntano su nomi giovani ma solo dopo un’attenta valutazione: i collezionisti provano a vincere alcune scommesse, scegliendo la pedina che funzionerà per valori di mercato e crescita espositiva. Dalla parte opposta, vincono le opere con solide garanzie, anche se a Roma si tende ad avere il grande artista con qualcosa di più abbordabile per prezzi e dimensioni installative. Non è improbabile vedere a Roma un Damien Hirst o un Anselm Kiefer, però si tende all’opera meno monumentale, all’investimento alto ma non eccessivo. Una dimensione che dimostra il buon equilibrio del collezionismo romano, cosciente dei propri limiti economici ma anche dei limiti di spazio domestico e logistica urbana. E poi, a prescindere dai limiti di budget, esiste un atteggiamento culturale della città: Roma ha un’anima conservatrice che spesso non aiuta l’apertura delle mentalità verso territori e modi più radicali. Si possono delineare dei trend? Ci sono settori che vanno meglio di altri (la fotografia per esempio è stata adottata anche dalle grandi case d'asta), si sono scoperti giovani dal profondo oriente o dai paesi arabi... Esistono dei trend, certamente. Pittura e fotografia restano i linguaggi con la maggior attenzione collettiva, quelli su cui vive il mercato dell’arte. In parallelo cresce la vendita dei lavori su carta, un’attenzione verso il disegno che sta creando un nuovo trend collezionistico. La specializzazione è forse il vero trend che si sta allargando sul territorio: collezioni mirate, focalizzate su temi o linguaggi, talvolta su momenti particolari di un singolo linguaggio. Per un gallerista conviene lavorare da talent scout o scegliere personaggi già affermati? Su che tipo di artisti hai puntato tu negli ultimi due anni? Dipende dal gallerista, dal suo approccio, dal suo budget, dal tipo di target a cui vuole rivolgersi, dal luogo in cui si trova, dalle ambizioni che ha dentro… quello che consiglio ad un gallerista è di non perdere mai contatto con la scommessa, l’azzardo, con il rischio di puntare su nomi nuovi da seguire nel tempo e in maniera organica. Bisogna puntare su pochi nomi ma averne piena consapevolezza, difendendo il valore e lavorando sulla crescita della visibilità. E per un compratore/appassionato su cosa conviene puntare oggi a Roma? (o a quali gallerie affidarsi ad esempio) Un appassionato dovrebbe alternare le visite alle gallerie private con le mostre istituzionali e con l’occhio su festival, manifestazioni e molteplici eventi non solo underground. La continuità del visitatore creerà una scrematura di gusto personale, portando l’appassionato verso cose che sente meglio di altre. Nel momento in cui si fida di alcuni galleristi, dovrebbe focalizzare la sua attenzione su determinati artisti, capendo cosa accade attorno a loro, indagando i contesti d’appartenenza, legando il presente alle necessarie memorie storiche… Se tutto questo avviene con il supporto di un critico o un curatore indipendente ancora meglio, significa avere maggiori strumenti e miglior accesso a certi meccanismi. Il fermento attuale intorno all'arte contemporanea (MACRO, MAXXI...) aiuterà il mercato delle gallerie? Certamente: l’arte è un organismo che ha bisogno di crescere attraverso l’alimentazione del suo corpo in azione. Nuove realtà che crescono portano azioni, idee, relazioni, network. Ben venga qualsiasi progetto con un carattere contemporaneo e con la voglia di mostrare il suo valore.
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